Fine della convivenza di fatto e tutela dei figli

Salve una mia amica vorrebbe andare via di casa perché con il compagno a dei problemi, però hanno una bambina di 2 anni; loro non sono sposati e lei risulta madre single e la bambina è a carico suo. Se va via cosa può succedere?

Non ho capito se la bambina è stata riconosciuta anche da padre. Il riconoscimento della figlia, infatti, è un presupposto essenziale affinché possano applicarsi le disposizioni sulla filiazione.

Il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è l’atto con cui uno o entrambi i genitori dichiarano formalmente di essere il padre o la madre di un soggetto a cui attribuiscono lo status di figlio.

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Divorzio breve in Comune: come farlo riconoscere all’estero

Buongiorno, nel 2016 ho divorziato con la procedura “divorzio breve” presso il comune di Arenzano (Genova). Oggi risiedo in Irlanda e mi vorrei sposare con il mio compagno, ho presentato la richiesta agli uffici HSE, allegando i seguenti documenti tradotti con timbro ufficiale: certificato di nascita e estratto per riassunto del certificato di matrimonio, dove su entrambi è  presente l’annotazione riguardo alla cessazione del matrimonio.L’ufficio legale di HSE non vuole concedermi il consenso al matrimonio, poiché pretende la presentazione della sentenza di divorzio rilasciata dal tribunale, documento del quale non sono in possesso poichè non esiste, non essendo andata in tribunale. Ho provato a spiegare come funziona la procedura di divorzio breve, citando le relative norme, ma senza successo e forse senza nemmeno aver letto, mi continuano a chiedere un documento del tribunale. Cosa posso fare? Il mio ex marito si è anche risposato quindi in Italia tutto è registrato correttamente, vi prego di darmi un consiglio, sembrano non riconoscere 2 certificati emessi dallo stato italiano.

Con una legge del 2014 sono state introdotte in Italia due nuove procedure per ottenere la separazione personale consensuale ed il divorzio congiunto senza dover passare per il Tribunale.

La prima di queste procedure è quella dalla Negoziazione assistita dagli avvocati.

Sull’argomento puoi leggere il post “Come ottenere la separazione ed il divorzio oggi

Il secondo procedimento è quello cui fai riferimento nel tuo quesito: la legge del 2014, infatti, ha previsto che, in assenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, i coniugi possono concludere davanti al sindaco del Comune, quale ufficiale dello stato civile, un accordo di separazione personale o di divorzio, nonché di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

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Tradimento del coniuge e risarcimento danni

Sono venuto a scoprire che mia moglie si portava un uomo in casa mentre ero fuori per lavoro. L’aggravante è stata che in casa c’era anche mio figlio di due anni e lei non mi ha negato che sono stati consumati atti sessuali con mio figlio che dormiva nella culla attaccata al letto matrimoniale. Posso a nome di mio figlio chiedere un risarcimento danni a questo “signore”, il beneficiario sarebbe ovviamente mio figlio.

Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione“, così recita l’art. 143 (comma 2°) del Codice Civile. Norma che dovrebbe essere familiare a tutti coloro che hanno celebrato un matrimonio, giacché il suo contenuto (assieme a quello degli artt. 144 e 147 c.c.) viene sempre letto agli sposi dall’officiante.

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Quando finisce l’assegnazione della casa al coniuge separato o divorziato?

Sono una ragazza di 20 anni e i miei genitori sono divorziati ormai da moltissimi anni. Ho sempre vissuto con mia madre, con la quale non ho mai avuto un buon rapporto (con mio padre invece sì) e ultimamente, dato che ormai son cresciuta e le esigenze sono diverse, le cose con lei vanno sempre peggio. Tra i vari problemi di convivenza, che mi causano non pochi danni psicologici, ce n’è un altro abbastanza grave. Mio padre paga a mia madre il mantenimento e mia madre quei soldi se li tiene per lei. Non mi compra da vestire, il cibo in casa scarseggia seriamente (ho anche proposto di andare io a fare la spesa con lei che mi ridesse i soldi successivamente, ma lei ha rifiutato, ovviamente), le pesa darmi anche un solo misero euro al mese e in tutto ciò non vuole farmi vedere e partecipare al conteggio delle spese (perché ovviamente le avanzano parecchi soldi che dovrebbe spendere per me, e che invece spende per lei stessa). Ora, io vivo con lei e con mia sorella nella casa che è di proprietà di mio padre.
Dato che con mio padre ho un buon rapporto e dato che mia madre sta rubando i soldi a lui e a me (e lui deve anche pagarsi l’affitto), ho deciso che voglio vivere con lui, con mio padre.
Quel che mi chiedo è: se mio padre avesse me in affido, e mia madre mia sorella, la quale sicuramente vuole stare con mia madre (è maggiorenne anche lei, ha 22 anni, ed ha un contratto a tempo determinato di lavoro), essendo la casa di mio padre, a chi spetterebbe stare in quest’ultima? A me sembra più logico (e giusto) che spetti a mio padre, ma dato che non lo so chiedo a voi. Grazie mille in anticipo!

La casa familiare, all’epoca della separazione dei tuoi genitori, è stata assegnata a tua madre in quanto genitore affidatario delle figlie. Infatti il coniuge che non è proprietario della casa ha diritto a rimanere in essa anche dopo la separazione se con lui convivono figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti.

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La legge sul biotestamento spiegata in 7 punti

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Il 31 gennaio scorso è entrata in vigore la Legge sul c.d. biotestamento (legge n. 219/2017 – Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari).

Buon ultima nel panorama europeo, anche l’Italia si è quindi dotata di una normativa che consente  alla persona di dichiarare il proprio orientamento sul c.d. “fine vita”  nel caso in cui a un certo punto si sia impossibilitati a farlo.

La legge sul biotestamento è composta da pochi articoli (in tutto 8) e sancisce il diritto costituzionale (Art. 2, 13 e 32 Cost) a rifiutare le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico, che nel testo della legge viene indicato come “Disposizioni anticipate di trattamento(DAT).

Vediamo adesso nel dettaglio che cosa prevede la legge, come si fa il “testamento biologico” o “biotestamento”.

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