Separazione: assegnazione della casa coniugale ed invalidità di un coniuge

Sono invalido civile al 100%, siccome mia moglie si è messa con delle cattive compagnie e queste compagnie sono al 99,99% divorziate e separate, quindi vogliono uscire e divertirsi come se fossero giovani (io ho 51 a novembre e lei a settembre 43 abbiamo 2 figli uno di 21 anni lavora ed è autosufficiente, una di 15 studentessa) [preciso quando ci siamo sposati non ero invalido al 100% sempre invalido rimasto tale perchè colpito da bambino da poliomelite] ho sempre lavorato e percepito buoni stipendi. da oltre 12 anni causa tante cadute e rotture di gambe sono rimasto invalido al 100%, ora percepisco 2 pensioni per un totale di €. 614,00 mensili, abbiamo una casa che per metà era mia e l’altra di mia sorella .Circa 7 anni fa io e mia moglie abbiamo deciso di riscattare la metà di mia sorella. Ora a causa degli aumenti del mutuo abbiamo qualche mese fa rinegoziato il mutuo di comune accordo (preciso ancora, il mutuo è intestato a lei ed io ho firmato) Sabato 12 Luglio mi è arrivata la convocazione dell’avvocato per la separazione, io non ho aperto la raccomandata e non intendo presentarmi perchè non saprei dove andare dato che predo questa misera pensione. Ora la mia domanda è questa: come mi devo comportare? Sono in mezzo ad una strada, perchè non mi posso permettere ne affitto e nient’altro. Aiutatemi fatemi sapere qualcosa. Vi saluto sentitamente.

14/7/2008 | Sebastiano

Risposta: caro Sebastiano, purtroppo non aprire la raccomandata inviataLe dall’avvocato di Sua moglie non impedirà alla stessa di andare avanti con la richiesta di separazione. Il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un avvocato affinchè l’assista in questa procedura. Peraltro, se il suo reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non è superiore ad euro 9.723,84
può beneficiare del patrocino a spese dello Stato (in questo caso Lei non dovrebbe pagare l’avvocato le cui spese vengono pagate appunto dallo Stato); per ulteriori informazioni legga qui. Quanto al timore di perdere la casa nel caso in cui la figlia venisse affidata alla madre, tenga presente che se è vero che l’art. 155 quater del codice civile prevede che la casa familiare venga prioritariamente assegnata al coniuge presso cui è “collocata” la prole minore di età ovvero maggiorenne ma non ancora economicamente autosufficiente, è altrettanto vero che tale norma pone un criterio preferenziale, suscettibile di deroga non soltanto quando l’interesse dei minori sconsigli una loro permanenza in quella casa, ma anche quando il vantaggio di tale permanenza, alla luce delle peculiarità del caso concreto, non sia proporzionato alla gravosità della soluzione per l’altro coniuge. Con i migliori auguri.

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